Era il 1914. Benedetto XV saliva sul soglio pontificio. Scoppiava la prima guerra mondiale. Nell’ottobre di quell’anno, a Modica, gli occhi azzurri di una bimba videro la luce per la prima volta. Si chiamava Maria Scivoletto.
Non passò molto tempo da quella data che il destino segnò drammaticamente la sua vita. A undici anni rimase orfana di madre e trovò conforto nelle due zie, una monaca ed una monaca in casa, così chiamata perché si considerava votata al Signore pur rimanendo in famiglia. Entrambe erano a conoscenza delle antiche ricette conventuali e ben presto iniziarono la nipote all’arte dolciaria.
Maria imparava ogni cosa con facilità e svolgeva con passione le mansioni che le venivano assegnate. Si impadronì ben presto delle tecniche e dei segreti che ogni ricetta nascondeva. E finì per diventare ancora giovanissima una vera “dolciera”. Persino un famoso pasticciere venuto da Catania, Caviezel, disse di lei: “Questa ragazzina è più brava di me!”
|
|
Quando nel 1956 anche l’ultima delle sue maestre di vita e di arte la lasciò, Maria, benché provata dall’ennesimo abbandono, non si demoralizzò. E con caparbietà, a volte con testardaggine, continuò ad assimilare conoscenze e a sfornare dolci nel suo laboratorio a Modica Alta, prima, e nella nuova zona commerciale della città, poi. Non tenne mai conto dei commenti e delle dicerie derivanti dalla sua condizione di donna nubile e per di più “imprenditrice”. Mostrò sempre coraggio e determinazione, pur vivendo in un’epoca in cui si voleva un uomo a capo di un’impresa.

Così passando il tempo, Maria manteneva sempre ad altissimo livello la sua produzione dolciaria. E alla veneranda età di ottantacinque anni ancora osservava – e correggeva - i suoi discepoli mentre cercavano di riprodurre quelle prelibatezze che solo lei riusciva a fare alla perfezione.
Oggi nel nostro laboratorio si fanno i dolci con lo stesso metodo e le stesse dosi che ci ha tramandato meticolosamente la “zia Maruzzedda”. Una cosa manca e non di poco conto: il suo sorriso!
|